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...per ritrovarsi nella natura

   I boschi locali sono prevalentemente faggete. I faggi formano una copertura uniforme molto fitta che avvolge le montagne, mutando colore nel ciclo delle stagioni: verde tenue in primavera, verde intenso in estate, giallo-rosso in autunno e bianca di neve in inverno.

 

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Il faggio, nome botanico Fàgus sylvatica L., appartiene alla famiglia delle Fagaceae, la stessa delle querce, che però vivono a quote più basse rispetto ai nostri sentieri. In quest'area troviamo numerose specie arboree, alcune autoctone, come l'acero, il càrpino e il cerro, altre  introdotte con imboschimenti più o meno recenti (pino e abete), ma la faggeta rappresenta l'ecosistema tipico di questi rilievi occupando la fascia altitudinale compresa tra 800 e 1900 metri. Il faggio è una specie forestale dominante: nei boschi maturi non dà spazio ad altre specie ed anche il sottobosco è praticamente assente a causa del forte ombreggiamento.

Faggeta sul Monte Arazzecca  

 

   Riescono a convivere solo piante perenni(ad es. ciclamino ed anemone fegatella) la cui fioritura avviene prima che il faggio apra le foglie. La faggeta matura, cioè quello stadio dell'ecosistema in cui la foresta si sviluppa in modo naturale e spontaneo fino alla stabilità (dagli addetti ai lavori viene detto climax), oggi la possiamo incontrare solo nelle zone più impervie e non frequentate dall'uomo. Le aree non modificate dall intervento umano sono alquanto rare a causa dei pesanti tagli effettuati nel passato. Oggi per ragioni di conservazione ambientale si tende a lasciar crescere gli alberi fino al massimo sviluppo.

   In quest'area il faggio ha trovato un ambiente ideale restituendo un suolo fertile e ben areato; ben tollera le escursionitermiche di questi luoghi; può superare i 20 metri di altezza e sviluppare poderose radici che sostengono il suolo, evitando smottamenti del terreno. Il faggio è quindi un naturale protettore delle zone abitate dall'uomo limitandone il dissesto idrogeologico.

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  Le poderose radici del faggio

 

 

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   Percorrendo il sentiero 105 noteremo che dove è presente la faggeta il terreno è stabile, mentre inzone ripide e prive di copertura troviamo aree sabbiose erose dalle acque piovane a forma di lama di coltello (calanchi), in cui il terreno si sgretola e scivola a valle.

   Un tempo per evitare il pericolo di frane si disponevano briglie di cemento (osservabili in valle Arenaro); oggi l ingegneria naturalistica suggerisce interventi più armonici ed efficaci, che gradualmente ricostituiscano una naturale copertura vegetale.

Famiglia di faggi  

 

  In spazi aperti il nostro sguardo potrà incontrare imponenti faggi.

   Avvicinandoci però potremmo fare una stupefacente scoperta: quel maestoso esemplare in realtà è composto da tanti alberi appressati uno all altro, come un gruppo familiare in cui ogni individuo ne protegge e ne sostiene altri!

   Il tronco del faggio ha corteccia liscia; le foglie ovate hanno margine intero e, da adulte, sono lucide e di colore verde intenso. Sulla stessa pianta troviamo sia fiori maschili (infiorescenze pendenti) che femminili. Il frutto, la faggiola, è contenuto nella cupola legnosa coperta da brevi aculei non pungenti, ed è di forma triangolare e di colore rossiccio. Il faggio fiorisce a maggio e affida la diffusione del suo polline soprattutto al vento.

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   La faggiola

  

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   La faggeta è il regno dell'orso che si nutre anche di faggiole. Non è facile incontrare l orso in questa zona: troppo disturbato dalle attività umane, si rifugia nella faggeta più impervia e protetta dei vicini Parchi Nazionali (PNALM e della Majella). A volte nei nostri boschi si possono incontrare insoliti sacchetti per la raccolta delle faggiole, che il Corpo Forestale dello Stato utilizza per valutarne la produzione annuale e quindi la sostenibilità alimentare della popolazione locale di orsi. Non danneggiamoli!

   Sui percorsi, nei mesi di maggio e giugno possiamo trovare piantine di faggio che spuntano da sotto le foglie: sono quelle che germogliano dai frutti caduti in autunno e servono per mantenere e diffondere la specie. Non sempre però resistono al nostro passaggio.

Galle di faggio con larva  
  

   Lungo i sentieri e negli spazi aperti incontriamo altre specie autoctone, sia arbustive che erbacee: la ginestra e il maggiociondolo, i cui fiori gialli spiccano durante la fioritura, il ribes, il corniolo, la rosa canina, il ginepro, il prugnolo, il lampone e la fragolina di bosco, il verbasco, l epilobio, la dafne, le campanule, il ranuncolo, l'anemone, le margherite e macchie di violette, il giglio rosso ed il giglio martagone, la genziana maggiore e la genzianella, il garofanino, la carlina e le splendide e preziose orchidee. Questo elenco non è che un pallido esempio dell universo vegetale in cui vi immergerete!

   Il corniolo (Cornus mas L.) è un arbusto dai fiori gialli che si aprono in ombrelle semplici prima dell'emissione delle foglie. Il suo frutto rosso è commestibile, di sapore gradevole e leggermente astringente. Il suo habitat si colloca al margine del bosco. Viene utilizzato nella produzione di liquori.

   Il ginepro locale (Juniperus communis L.) appartiene a una varietà montana che si presenta prostrata. I suoi frutti sono bacche carnose chiamate galbuli o coccole, di colore verde se immature, blu scure o nerastre a maturità. A questo stadio sono carnose, il loro odore è gradevole e il sapore dapprima dolciastro poi amaro. Possiede proprietà medicinali, con effetto diuretico e stomachico. Il Valnet in Cura delle malattie con le essenze delle piante lo consiglia come antidiabetico. È usato in liquoreria per la produzione del Gin ed in gastronomia per aromatizzare carni.

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  Esemplare di orchidea
 

 

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   Nella piana di Campitelli il lampone (Rubus idaeus L.) costituisce un delizioso mantello al limite del bosco, da assaporare maturo nei primi giorni di agosto. Potremo imbatterci in arbusti di prugnolo (Prunus spinosa L.) i cui frutti sono ottimi per aromatizzare arrosti o per preparare liquori. Attenzione alle sue spine!uva orsina (Arctostàphylos Uva-Orsi Spr.), il cui nome ci rammenta che i suoi frutti di colore rosso sono appetiti dagli animali selvatici, orso compreso. I suoi fiori, molto attraenti, osservabili tra maggio e giugno, somigliano a lampioncini di colore roseo. Le foglie in prevalenza sempreverdi sono coriacee e persistenti.che si diverte a scalare un giovane faggio o alzare gli occhi richiamati dallo stridìo della poiana. Mentre sul sentiero un riccio sfugge i pericoli delle strade asfaltate. Certo non è frequente, ma l incontro con il lupo non è impossibile su questi monti, soprattutto nelle sue uscite invernali. E non sarebbe sorprendente poter spiare l orso mentre fa scorpacciate di rosa canina (a dovuta distanza di sicurezza)? Non abbiate paura, loro ci temono più di quanto noi stessi li temiamo. E comunque in ROCCARASO SENTIERI sono più una presenza spirituale che un reale pericolo.

   Ai margini del sentiero Campitelli notiamo verdi tappeti didi uva orsina (Arctostàphylos Uva-Orsi Spr.), il cui nome ci rammenta che i suoi frutti di colore rosso sono appetiti dagli animali selvatici, orso compreso. I suoi fiori, molto attraenti, osservabili tra maggio e giugno, somigliano a lampioncini di colore roseo. Le foglie in prevalenza sempreverdi sono coriacee e persistenti.È componente di base in molti preparati specifici per la cura delle cistiti.

Fiori di uva orsina  

 

 

   L'anemone fegatella (Hepatica nobilis Schreber) appartiene alla famiglia delle Ranuncolacee.

   È una graziosa piantina perenne, le cui foglie a tre lobi, verde scuro e striate di chiaro, ricordano la forma del fegato.

   I fiori, lilla intenso, sono generalmentesolitarie compaiono tra aprile e maggio.

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  Anemone epatica

 

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   Il verbasco (Verbàscum Thapsus L.) o tasso barbasso, imponente erbacea che può raggiungere i due metri di altezza, è riconoscibile dai lunghi steli con fiori gialli e dalle foglie basali ampie e vellutate. Fiorisce da fine giugno per tutta l estate.

   L'infuso dei suoi fiori è utilizzato come emolliente, antinfiammatorio e mucolitico per la cura delle laringo-tracheiti acute e croniche, ma tuttavia deve essere accuratamente filtrato con un panno onde evitare che vi rimangano i fastidiosi peluzzi presenti sui fiori (da Fitoterapia di Firenzuoli).

   Nei primi giorni di luglio, il giglio rosso o giglio di S. Giovanni (Lilium bulbiferum L.) cattura l attenzione del passante con l'intenso colore arancio dei suoi fiori che risaltano nel verde.

   È una pianta rara: osservatela e fotografatela, ma non raccoglietela!

 Giglio rosso  

 

   È sempre sconsigliato raccogliere bacche: anche se invitanti non sempre sono commestibili. Tipico esempio di questa attrazione nefasta è  rappresentato dalla belladonna (Atropa belladonna L.) appartenente alle Solanacee come la patata, il pomodoro e la melanzana. Non fatevi sedurre dalle sue bacche globose dal colore nero lucente. La specie oltre ad essere protetta è tossica, le bacche anche se dolciastre sono velenose.

   Sono stati segnalati casi di decessi per la loro ingestione. Tuttavia in  medicina alcuni suoi componenti (alcaloidi come la scopolamina, la iosciamina e l atropina) sono estratti ed utilizzati, sotto controllo medico, per trattare forme gravi di aritmie, nei colliri, per la cura delle vertigini e delle coliche addominali. Anche in omeopatia è considerata un prezioso rimedio.

   Potrebbe accadere che al nostro ingresso la faggeta ci appaia vuota e silenziosa. In realtà è popolata da una moltitudine di animali, attivi per lo più nelle ore notturne o all alba. La presenza di faggi di grandi dimensioni è indispensabile per l insediamento di uccelli, mammiferi, insetti e altri animali. Le specie caratteristiche dell habitat della faggeta non sono molte, ma quelle tipiche ne portano traccia nel loro nome come la cecidomia del faggio (Mikiola fagi Hartig), dittero lungo 2-3 millimetri e dall aspetto simile a quello di una zanzara. La femmina depone le uova nelle gemme del faggio. Le larve si insinuano nei tessuti della foglia che reagendo formano piccole galle ben evidenti, di forma appuntita, prima di colore verde poi di un bel rosso.

 

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  Ghiro nella faggeta

 

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   Incamminandoci nella Natura in silenzioso rispetto e con un po di fortuna, a seconda della stagione e dell ora del giorno, potremo godere della compagnia dei suoi abitanti: la volpe che attraversa veloce un prato; la lepre che, forse sfuggendole, risale con lunghi balzi un sentiero. All alba o al tramonto osserveremo il cerbiatto che pascola sui prati del Quadrone.

   Addentrandoci nella pineta in silenzio, sicuramente potremo ammirare le evoluzioni da acrobata dello scoiattolo o sorprendere ghiro che si diverte a scalare un giovane faggio o alzare gli occhi richiamati dallo stridìo della poiana. Mentre sul sentiero un riccio sfugge i pericoli delle strade asfaltate. Certo non è frequente, ma l incontro con il lupo non è impossibile su questi monti, soprattutto nelle sue uscite invernali. E non sarebbe sorprendente poter spiare l orso mentre fa scorpacciate di rosa canina (a dovuta distanza di sicurezza)? Non abbiate paura, loro ci temono più di quanto noi stessi li temiamo. E comunque in ROCCARASO SENTIERI sono più una presenza spirituale che un reale pericolo.

Scoiattolo in pineta  

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