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Nel Tempo...

   Il prof. Franco Cercone, studioso di storia e tradizioni abruzzesi, nel suo libro I briganti di Roccaraso rievoca le gesta di alcune bande locali nel periodo post-unitario (1861-1871), descrivendo tra queste montagne le loro vicende. 

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   Croce Di Tola, Nunzio Tamburrini, Ermenegildo Bucci, Aureliano Giancola, Leonardo Fallucca, nomi di leggendari briganti roccolani, descritti dai Piemontesi come feroci banditi ed assassini, dai Borboni come patrioti, forse solo ribelli o renitenti alla leva, spinti dal malcontento per l'imposizione da parte dei Savoia di una lunga ed estenuante leva obbligatoria (ben cinque anni!) e da gravose tasse, sicure cause di miseria per le famiglie di queste zone impervie.

   Il sentiero Campitelli (n.105) e la Via della Carrozza, sul fianco del Monte Arazzecca, erano tragitti abituali di questi personaggi ed ancor oggi nei racconti degli anziani queste località vengono citate come teatro delle loro imprese. Un luogo in particolare, nominato in dialetto Rocchia di Letizia , viene ricordato per una tragica vicenda.

   Letizia, una donna che riforniva di viveri alcuni briganti, interrogata da Carabinieri ne rivelò la posizione . Il suo tradimento fu punito con la morte e le sue membra ridotte a brandelli furono appese ad un faggio. Appunto un faggio in quella località fu marcato con un'incisione per ricordare l'episodio (sul sentiero n.105 a metà strada tra i siti 6 e 7).

Incisione di una croce e delle iniziali RDL  

  

   Per secoli, fino al recente dopoguerra, tra i compiti delle donne vi era la raccolta della legna per il fuoco domestico.

   Il sentiero Campitelli era utilizzato per raggiungere le antiche faggete dei monti Maiuri e Arazzecca, mete frequenti per questi prelievi di combustibile.

   Al ritorno il carico di rami raccolti in fasci e spesso portato sulle spalle o sulla testa era piuttosto pesante e la strada di ritorno richiedeva soste ritempranti (fatiche immortalate nell opera Bestie da soma dal pittore Teofilo Patini).

   La Pietra Puttanella (sito n.6), in dialetto Preta Puttanella , formazione rocciosa a forma di sedile naturale con tanto di schienale e sostegno per la fascina, era un apprezzato luogo di sosta. Lo scherzoso nomignolo deriva dal fatto che tutte le viandanti si giovavano del suo comodo abbraccio.

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  La "Preta Puttanella"

  

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Lungo il sentiero "La Pineta" (n. 102) in località "Punta Rossa", sono riconoscibili i resti della vecchia pista di pattinaggio (sito n.5) attivo fino al secondo conflitto mondiale, oggi utilizzabile solo come punto di sosta da cui osservare Monte Tocco, Rivisondoli ed il sovrastante cono di Monte Calvario.

Il vecchio pattinaggio, punto panoramico  

 

  

   Alcuni pini centenari sulla sommità del rilievo testimoniano l'esistenza di una vecchia pineta risalente alla fine dell'ottocento, quasi completamente abbattuta dalle truppe tedesche per utilizzarne i tronchi sul piano delle Cinque Miglia come ostacolo all'atterraggio degli aerei alleati trasportanti truppe d'assalto. Tutta l'altura della Pineta, in particolare il versante che si affaccia sulla valle del Sangro, conserva resti ditratto terminale del sentiero n.102, che conduce al punto di osservazione (sito n.4), ne costeggia alcune ben evidenti.  

   Tracce del sistema difensivo tedesco sono comunque rilevabili su tutto il territorio degli Altipiani: trincee, camminamenti, alloggiamenti di pezzi d'artiglieria, buche causate da colpi di mortaio, schegge di proietti.

   Queste testimonianze dovrebbero essere in qualche modo conservate per non dimenticare la tragedia della guerra che ha duramente colpito Roccaraso, completamente rasa al suolo, e tutte le comunità circostanti. Pur esulando dagli scopi di questa guida, non possiamo non commemorare le centoventotto vittime dell'eccidio di Limmari in Pietransieri: donne, uomini e bambini vittime della crudele stupidità di quella e di tutte le guerre.

  

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  La Pineta, zona delle postazioni belliche

 

  

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   Fortunatamente i sentieri ci portano anche ad incontrare vestigia di attività sportive e di divertimento dei tempi passati: nel sito n.1 (sentieri n.101 e 102) è possibile individuare due trampolini per il salto con gli sci, ormai dismessi. Il trampolino Roma fu in altezza il secondo trampolino naturale dopo quello di Ponte di Legno.

   Attualmente l'alta struttura in cemento armato che si protende nel vuoto, persa l'antica funzione di postazione per la giuria, offre un insolita e godibile prospettiva panoramica.

Pineta e zona dei trampolini viste dall'alto  

 

  

   Il Campetto degli Alpini è punto di sosta e di transito sui sentieri 104 e 105, in direzione della Selletta (sito n.8), verso il Piano dell'Aremogna o per escursioni più lunghe verso le Toppe del Tesoro, i Tre confini e Monte Greco.

   Un tempo questa zona, scenario di gare di sci, era animata dall'agonismo dei giovani atleti e dall'entusiastica partecipazione di tutti gli abitanti.

   Oggi in inverno il piano dell'Aremogna costituisce una grande attrattiva turistica di facile accesso, ma nei tempi passati era considerato un luogo temibile ed avventuroso.

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  Sciatori a Roccalta fine anni '50

  

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   Località Ombrellone.

   Negli anni Sessanta in questo sito sorgeva un sala da ballo la cui struttura interna in legno richiamava la forma di un grande ombrello; al centro un manico dello stesso materiale pendeva dal soffitto, completando la simpatica imitazione.

  La seggiovia di monte Belisario, adiacente all'edificio dell'Ombrellone, costruita nel 1949 e tuttora attiva, fu la prima seggiovia dell'Appennino.

Cartolina d'epoca dell'Ombrellone  
  

 

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